|
Bhakti Yoga: E' lo Yoga della
devozione. Attraverso di esso il devoto perde lentamente la
propria individualità verso Qualcosa di Superiore.
Attraverso l'abbandono, il devoto non è più il proprio
piccolo ego, bensì sente di essere solo un tramite
attraverso cui agisce Dio (o in qualunque modo lo vogliamo
chiamare). Nella pratica, il Bhakti
Yoga è di solito accompagnato da mantra o canti sacri
devozionali (il devoto recita costantemente alcuni versi
sacri o sacre sillabe, per esempio la sacra sillaba OM,
oppure un mantra a cui sia stato iniziato, e in parecchie
occasioni canta e danza, esprimendo in questo modo la sua
gioia). Non è un sentiero
apparentemente difficile da seguire, e nemmeno impone dure
pratiche spirituali, eppure c'è una cosa molto importante
che sembra sfuggire a molti suoi praticanti (a partire da
quelli in Occidente): abbandono vuol dire davvero
'abbandono'. Significa ringraziare allo stesso modo il
Supremo per tutto quello che ci manda, a prescindere
se sia qualcosa che ci piaccia o meno, significa
ringraziarLO allo stesso modo per la buona e per la cattiva
sorte. Molti infatti ringraziano il
Supremo solo per le cose che loro stessi reputano 'buone',
ma non fanno altrettanto per quelle che reputano 'cattive'.
Se questo non avviene, non c'è alcun progresso nel proprio
cammino. Tra i rischi del Bhakti
Yoga c'è il settarismo, tra i suoi pregi l'immediatezza.
Jnana Yoga: è lo
Yoga della discriminazione. Attraverso una costante
discriminazione, lo Yogi elimina tutto quello che è non-Io
('non questo, non quello'), e alla fine quello che rimane è
solo l'IO. Alla fine del processo di discriminazione, tutti
i pensieri vengono a cessare, e l'IO rifulge autonomamente,
e si scopre come l'IO e il Sé (il Sé di tutto) siano in
realtà la stessa cosa. Nella
pratica, lo Jnana Yoga è accompagnato dalle forme più
sottili di meditazione, come l'investigazione sull'IO, o
comunque qualsiasi forma di meditazione basata sulla
presenza (o consapevolezza). Tra i
rischi di questa pratica ci sono il dogmatismo e la
superbia, tra i pregi l'essere un cammino che può essere
accettato anche da menti che si definiscono molto razionali.
Karma Yoga: è il
sentiero in cui si impara a lavorare rinunciando ai frutti
delle proprie azioni. Per coloro che vivono nella società, è
un cammino che si può facilmente affiancare alle altre
pratiche yoga.
Colui che segue il sentiero del Karma Yoga
compie il proprio lavoro come tutti gli altri (se possibile
ancora con maggior scrupolo), tuttavia non si lascia toccare
dai risultati. Egli dà sempre il massimo, però comprende che
il suo scopo è nel lavoro stesso (o meglio nel come lo
esegue), e non nei frutti di quel lavoro.
Procedendo in questo cammino, la mente
diviene sempre meno attaccata.
Da notare che un vero Jnana o Bhakti Yogi,
sarà anche un grande Karma Yogi.
Tra i rischi c'è la possibilità di diventare
attaccato al lavoro, tra i vantaggi il fatto di poter essere
effettuato da tutti (si adatta a qualsiasi lavoro, dal
lavare i pavimenti al dirigere una grande società).
L'efficacia diventa maggiore se affiancata a
meditazione o comunque pratiche yoga tradizionali, perché la
mente cercherà sempre di prendersi i meriti di quello che
fa, e queste pratiche -se svolte nel modo giusto-
contribuiranno a renderla più sottile e distaccata.
Hatha -
Raja - Kundalini - Kriya Yoga: Li
ho messi insieme perché come base partono tutti dalle
pratiche e dalle posizioni (asana) dell'Hatha Yoga.
Tutti questi Yoga hanno come scopo il far
salire l'energia che in ogni uomo giace avvolta nella zona
dei genitali fino in cima, al culmine della testa,
attraverso la spina dorsale. Attraverso l'ascesa di questa
energia (chiamata Kundalini), avvengono cose di grande
importanza, fino a un risveglio dell'individuo e al destarsi
di capacità latenti. L'Hatha Yoga è
la partenza, e ai suoi livelli più immediati conferisce una
ottima salute all'organismo (chi pratica l'Hatha Yoga con
scrupolo, si ammala molto di rado, e in certi casi non si
ammala praticamente mai); a livelli più avanzati
contribuisce a irrobustire l'organismo e a prepararlo per
l'ascesa di Kundalini. Questa energia infatti è di immensa
potenza, e potrebbe provocare danni molto gravi, se il
fisico non è preparato (sarebbe come mandare una scarica di
corrente molto intensa in un circuito che non sia in grado
di reggerla: si rischierebbe di far saltare tutto).
Il Raja Yoga è la parte spirituale e più
elevata dell'Hatha Yoga. Oltre agli esercizi di
quest'ultimo, è focalizzato sulla meditazione e sul
controllo del respiro. Il Kundalini
e Kriya Yoga sono invece focalizzati all'ascesa di
Kundalini, e mirano a far sì che il nostro organismo sia
preparato a sostenere una corrente così forte. |